NAGLFAR's profile...NAGLFAR 'S WORLD...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
June 05 SMETTI DI FUMARE .....June 03 .a href="http://s276.photobucket.com/albums/kk39/snomra/?action=view¤t=horror.jpg" target="_blank"> ![]() April 16 the crow (Edgard Alan Poe)Mentre, debole e stanco, verso la mezzanotte scorrea d’antico libro pagine strane e dotte sonnecchiando, ad un tratto come un picchio ascoltai, un lieve, un gentil picchio de la mia stanza all’uscio. - E` qualcuno che picchia de la mia stanza all’uscio, e non altro, - pensai. Ricordo. Era il dicembre freddo, e ogni tizzo lento si spegnea disegnando l’ombra sul pavimento. Il dì solo anelavo – dacchè invano cercai oblio nei libri al duolo per la morta Leonora – per te, raggiante vergine, che in ciel chiaman Leonora, e qui nome non hai. E il triste incerto fremito de le rosse cortine tema ignota e fantastica m’incutea senza fine, sì che, a calmare i battiti del cuore, io mi levai; indi: - E` qualcun che picchia de la mia stanza all’uscio, qualcun che varcar vuole de la mia stanza l’uscio, non altro, - mormorai. Calmato allor lo spirito, senza esitare ancora: - Da voi perdono imploro, signor – dissi – o signora; ma il fatto è che dormivo, e voi pur piano assai picchiaste, così lieve della mia stanza a l’uscio, che avervi udito appena mi pare. – Ed aprii l’uscio; ma sol bujo trovai. Dubbio e timor nel bujo m’assalsero, e stupito restai, sogni seguendo che mai uomo ha seguito; ma ognor silenzio e tenebre intorno a me scrutai, sol bisbigliossi un motto, il nome di Leonora! Lo dissi io stesso, e l’eco rimormorò: Leonora! Sol questo e nulla mai. Tornando nella camera con lo spirito agitato, ecco il picchio ripetersi d’un tratto e più spiccato. - Oh! certo è a la finestra che battono, - esclamai, - è là, su la persiana; scopriamo un tal mistero… tregua un istante, o cuore; scopriamo un tal mistero… Sarà il vento, - pensai. A spalancar le imposte mossi, e, agitando l’ale, entrò un bel corvo antico in aria trionfale. Non fe’ saluto alcuno, arrestossi mai, finché, come un padrone, posò lì sopra l’uscio, di Pallade su un busto, proprio lì sopra a l’uscio. Fermossi e l’osservai. E allor lassù mirando quel nero uccello assiso, il suo grave contegno mi diè lieve un sorriso. - Rasa hai la cresta, - dissi, - ma un vinto non sarai. Corvo spettral che vieni tristo dai regni bui, parla, qual’ è il tuo nome, laggiù nei regni bui? E il corvo: Non più mai! Gran meraviglia io m’ebbi quell’uccello ad udire, benché il motto sì incerto poco volesse dire; ma pur quella fantastica parvenza io l’accettai, poiché vedea l’uccello giù, al di sopra dell’uscio, bestia o uccello, sul busto giù al di sopra dell’uscio, col nome: Non più mai! Ma non disse oltre il corvo, fermo sul busto e assorto, come se pronunziando quel motto ei fosse morto. Nulla s’intese, e alcuna piuma non mosse mai, infin ch’io ripetei: - Altri fuggiron via; ei pur n’andrà siccome le mie speranze via. E l’uccello: Non mai! Atterrito da l’arida risposta così adatta: - Oh, senza dubbio – dissi – d’un corvo qui si tratta, al quale un infelice padron stretto ne’ guai, cantando con le lugubri nenie le sue meschine speranze, in ritornello avrà insegnato alfine quel triste: Non più mai! E poiché l’alma al riso moveami ancor l’aspetto del corvo, il seggiolone volsi a lui dirimpetto, e tosto dietro a innumeri fantasie mi lanciai per saper che volesse quel triste antico uccello, quello sgraziato e magro, spettrale antico uccello dir con il suo Non mai! Così fantasticando stetti, senza parlare; ma dai suoi occhi il cuore io mi sentia bruciare; un pezzo stetti, e il capo sul velluto appoggiai del sedil, che la lampada irradiava da l’alto, la violacea stoffa irradiata da l’alto, ch’Ella ha lasciato ormai. Allor dei passi d’angeli udir mi parve e denso L’aere intorno farsi d’indivisibile incenso. - Malvagio, a mezzo d’angeli ti manda Iddio, - gridai – riposo da le assidue memorie di Leonora; bevi l’oblio, dimentica la perduta Leonora! Disse il corvo: Non mai! Profeta, – io feci, – e sempre tal, sia uccello o infido spettro, ti spinga l’Erebo o la tempesta al lido, – tu che su questa terra desolata ten vai, per la mia tetra casa; dimmi schietto, t’imploro: v’è pace almeno in Galaad?…dimmi, dimmi, t’imploro! E il corvo: Non più mai! Profeta – io ripetetti, – sia uccello o spettro errante – Dimmi, pel Dio che adori, per quel ciel scintillante: potrà in un Eden lunge l’anima triste assai trovar la dolce vergine che chiamano Leonora, la vergine che gli angeli ora chiaman Leonora? Disse il corvo: Più mai! Demone o uccello, parti, – proruppi allora, – ai boschi torna, fra le tempeste, di Pluto ai regni foschi, né una penna in ricordo di quel che detto or hai resti! a la solitudine mi lascia, e sgombra via dal busto! Oh, il becco levami dal core, e sgombra via! Disse il corvo: Non mai! E là, senza più muoversi, rimane esso a guardare, fermo sul busto pallido, de l’uscio al limitare. Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento, né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento sarà libera mai! Imágenes para hi5 the crow.....un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva un corvo portava la sua anima nella terra dei morti, a volte però accadevano cose talmente terribili, tristi e dolorose che l'anima non poteva riposare. Così, a volte, ma solo a volte, il corvo riportava indietro l'anima perché rimettesse le cose a posto..... Eric Draven April 09 LE TECNICHE DELL'ANTICA ARTE DEL TATUAGGIO Il tatuaggio per puntura consisteva nel tracciare il disegno sulla pelle, con un pennello o ricorrendo a stampini incisi, e successivamente nel praticare delle punture molto vicine tra loro mediane un ago intriso della sostanza colorante preferita. Il tatuaggio per cucitura consisteva, invece, nel far scorrere sotto la pelle un filo imbevuto di colorante facendo attenzione a seguire le linee del disegno precedentemente tracciato. I metodi utilizzati oggi sono tre: samoano, giapponese ed americano. La tecnica samoana, per ora non rappresentata in Italia, introduce l'inchiostro sotto la pelle per mezzo di un bastoncino cavo e appuntito, che provoca un notevole dolore. La tecnica giapponese prevede che gli aghi siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con minor violenza, ma comunque in modo abbastanza doloroso. Infine, la tecnica americana ricorre ad una macchinetta elettrica ad aghi, che determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose. La componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania. In tali contesti l'esperienza del dolore (che da noi viene rifiutata: qui è richiesta solo la tecnica americana) è fondamentale, in quanto avvicina l'individuo alla morte e la sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei confronti della stessa. Oltre all'esperienza del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l'indicatore per eccellenza della vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa simulare una morte simbolica. ![]() IL TATUAGGIO NELLA STORIAIl tatuaggio non è affatto una pratica dei nostri giorni. Sono state rinvenute mummie egizie e libiche, risalenti a centinaia d’anni prima di Cristo, che sono tatuate. Anche in Sudamerica sono state scoperte mummie tatuate. Sin dalla preistoria l'uomo è stato portato a lasciare dei segni, delle tracce, sull'ambiente circostante e, in particolare, a decorare i luoghi a lui familiari, per renderli più intimi e personali. Secondo Levi Strauss, la prima superficie che l'uomo ha sentito l'impulso di abbellire sarebbe stato il corpo, inteso come involucro della propria persona e mediatore con il mondo esterno. A conferma dell'antichità di tale pratica, vi è il ritrovamento di utensili di epoca preistorica, che si pensa fossero utilizzati per tale scopo. Possiamo ricordare, inoltre, i racconti di storici quali Erodoto e Plinio il Vecchio, oppure i corpi mummificati rinvenuti in varie parti del mondo, che portano evidenti segni di tatuaggi. La pratica del tatuaggio, insieme alla scarificazione e alla pittura ornamentale, è da considerarsi dunque un'arte antica, nata per soddisfare un impulso umano con connotazioni non solo individualistiche, ma anche con risvolti sociali, tanto da poter essere considerata come "l'atto sociale primitivo". Sul piano linguistico è da notare che il temine "tatuaggio" ha origine polinesiana, in particolare tahitiana, e deriva dal vocabolo "tatau", traducibile con "marcare con segni", "scrivere sul corpo". Inizialmente il termine "tatuaggio designava sia il tatuaggio propriamente detto, cioè la deposizione sottocutanea di pigmenti secondo un disegno indelebile, sia la pratica, diffusa presso popolazioni fortemente pigmentate, della scarificazione e delle cicatrici ornamentali o "cheloidi", ottenute mediante la guarigione di profonde ferite tramite cicatrizzazione. Il vocabolo "tatau", trascritto da Cook con il vocabolo di lingua inglese "tattow", trasformato successivamente in "tattoo", si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle. La pratica del tatuaggio è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi, sia per quanto riguarda la quantità che la complessità dei disegni, è l'Oceania, dove l'uso del tatuaggio è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa. Molto diffuso, a Samoa, è il tatuaggio su tutto il corpo, denominato "pe'a", per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza. Alla fine, viene data una grande festa in onore di chi è riuscito a portare a termine l'impresa. In Africa si ritrova una stretta connessione tra tatuaggio, magia e medicina. In Asia invece il tatuaggio ha origini lontane ma la pratica si è evoluta con tempi e ritmi diversi nelle diverse zone. Nel Sud-Est asiatico il suo uso è limitato alle fasce povere della popolazione, mentre in Giappone assume un valore ornamentale e di connotazione sociale. Il tatuaggio era conosciuto anche presso tutte le popolazioni dell'America precolombiana: valgano come esempio gli indiani della costa nord del Pacifico ed i Maia. In Europa il tatuaggio era diffuso già in epoca preistorica e sembra che la sua funzione fosse principalmente terapeutica e curativa. Fu utilizzato anche dai Greci e dai Romani per indicare l'appartenenza ad una classe bassa o ad alcune categorie sociali: schiavi, prigionieri, disertori e stranieri. Particolare è il rapporto tra la religione cristiana ed il tatuaggio: inizialmente esso costituiva per i primi fedeli perseguitati un simbolo religioso e l'espressione di una fede osteggiata. Un cambiamento si ebbe nel 787 d.C., quando Papa Adriano ne proibi l'uso. Quel divieto, poi, rimase a lungo. Le condanne del tatuaggio lo fecero scomparire dall'Europa per molto tempo, tornando in uso solo tra il XV e il XVIII secolo, dopo l'avvio delle grandi esplorazioni geografiche. Furono proprio le scoperte di territori incontaminati, veri e propri paradisi terrestri (si pensi all'arcipelago polinesiano), che portarono una ventata di suggestioni esotiche e di curiosità, soprattutto presso la borghesia del tempo, che ritornò al tatuaggio e riconobbe ai tatuatori il ruolo di artisti. Si può ritenere che questo atteggiamento sia riconducibile al desiderio di un ritorno alle origini. Infatti, l'incontro con culture incontaminate e definite "primitive", generò la rivalutazione di un certo stile di vita, di pratiche, riti e abitudini ad esso connesse, atteggiamento che confluì e si espresse nel mito del "buon selvaggio". Questa visione esotica viene meno con il '900, epoca in cui si ha un'inversione di tendenza: il tatuaggio non è più considerato espressione di libertà ed arte, ma di anti-socialità, arretratezza e disordine morale. Perché questa opposizione? Si può ritenere che essa sia stata suscitata dalla diffusione del tatuaggio all'interno di ceti bassi: esso, infatti, si era propagato tra marinai, soldati, malavitosi e carcerati, tanto da diventare un vero e proprio proclama di appartenenza alla criminalità. Il ritorno del tatuaggio, in anni più vicini, richiama alla mente la ribellione e la trasgressione. Ne sono un esempio gli anni '60, in cui chi sceglieva di tatuarsi apparteneva al ceto medio-alto ed era, per lo più, mosso dalla voglia di stupire e porsi in alternativa alla mentalità comune. Con i "punk" ed i "bikers", negli anni '70 e '80, il tatuaggio diventa uno degli elementi cosiddetti "contro", cioè simbolo di contrapposizione. Al tempo stesso, si pone anche come segno di riconoscimento ed appartenenza. Il desiderio di tatuaggio, esploso negli anni '90 insieme con il diffondersi di riviste e centri specializzati, non sembra portare con sè ribellione e rabbia, ma si pone piuttosto come una scelta di stile di vita personale. March 18 RINGRAZIAMENTI......VOLEVO RINGRAZIARE TUTTI COLORO CHE HANNO E ACCETTERANNO LA MIA RICHIESTA DI AMICIZIA CIAOOOOO E A PRESTO!!!! March 08 La mia maschera.... |
|
|